Come la fortuna, anche la sfortuna ha nella storia avuto centinaia se non migliaia di gesti, situazioni o eventi nefasti in grado di attirare sciagure e malasorte sui mal capitati. Un tempo si riteneva che questo fosse dovuto al fatto che, compiendo o non compiendo determinati atti, ci si attirasse la collera divina che puniva con le più varie sventure i colpevoli dell’offesa. Come sempre accade, perse le radici originali, rimane spesso nella tradizione popolare il gesto, la situazione o la credenza, con addosso l’etichetta di “Portare sfortuna”.
Ogni cultura, ogni Paese, ogni città praticamente ha le sue superstizioni e le sue tradizioni in termini di sfortuna. Alcuni sono universalmente riconosciuti, come il gatto nero che attraversa la strada, passare sotto una scala, rompere uno specchio, versare il sale… Altri variano, ad esempio in Italia è considerato sfortunato il numero 17 (e il giorno venerdì 17), mentre in altri, come nei Paesi anglosassoni, a portare sfortuna è il 13 (e il venerdì 13).
In passato quando si viaggiava in carrozza se un gatto nero avesse attraversato la strada di notte sarebbe stato totalmente invisibile, con l’eccezione degli occhi che, come si sa, riflettono la luce. Questo avrebbe spaventato i cavalli, provocando incidenti e morti.
Rompere uno specchio, o una qualsiasi superficie riflettente, è considerato come recare danni a sé stessi, visto che in esso è riflessa la propria immagine. Si pensa che furono i romani ad attribuire a questo danno la durata di 7 anni, prima di poter essere annullato.
Sul venerdì 17 e 13 ci sono diverse teorie. Una diffusa associa al venerdì il fatto di essere il giorno in cui venne crocefisso Gesù, mentre 13 è il numero dei convitati all’Ultima cena (stesso motivo per cui porta sfortuna essere in 13 a tavola). Per quanto riguarda il 17, innanzitutto in numeri romani si scrive XVII, che anagrammato dà il verbo VIXI, ovvero, “Vissi” e, quindi, “Sono morto”. Inoltre, secondo la tradizione, un venerdì 17 dell’anno 1307 Filippo il Bello diede ordine di sterminare tutti i cavalieri templari per impadronirsi delle loro ricchezze.












